Cerca
  • Angelica Foschi

AUSTRALIA on the road alla scoperta della libertà

Aggiornato il: 21 lug 2020

Arrivati a Perth incontrammo subito qualche difficoltà, ma anche il buon cuore di viaggiatori come noi che, conoscendo le problematiche che si possono trovare nel cammino, si sono dimostrati disponibili, gentili e disposti all’aiuto.


Poi ho incredibilmente scoperto di avere una fantastica zia sconosciuta che aveva rinnegato la famiglia molti anni prima e che senza esitare ha deciso di ospitarci a casa sua per qualche settimana. Giusto il tempo di sbrigare qualche faccenda burocratica, trovarmi un piccolo lavoro di pulizie nelle ville delle zone ricche circostanti, trovare il van da comprare e sistemare, per poi partire per il mio primo road trip.

Fin da ragazzina senza sapere il motivo sono sempre stata affascinata dal mito del furgone, in particolare il mitico T1 della Volkswagen simbolo degli hippies e della libertà e ora, da grande, senza volerlo mi ci ero ritrovata. Non avrei mai immaginato che si sarebbe rivelata un’esperienza straordinaria e senza eguali.

Il nostro bolide era un Toyota Hiace del 1998, acquistato vuoto.

A cui abbiamo aggiunto lo scheletro di un divano letto, trovato per strada, con annesso materasso che con qualche modifica e dei rialzi ha creato un meraviglioso letto contenitore dentro al quale tenevamo i nostri effetti personali.

Con una bombola di gas e il suo fornellino, pentole e stoviglie (anch’esse trovate per strada), una borsa frigo, che a giorni alterni riempivamo di ghiaccio, una tanica da 25 litri di benzina e una da 10 litri di acqua (ci avevano avvertito che per tratti così lunghi c’è la possibilità di rimanere a piedi e che passino anche fino a tre giorni prima di ricevere soccorso e che quindi dovevamo essere pronti alle evenienze, stesso discorso anche per la carenza di stazioni di rifornimento per lunghi tratti stradali) abbiamo iniziato la nostra avventura.


Siamo partiti per la prima tratta che dal Deserto dei Pinnacoli, costeggiando tutta la costa, ci avrebbe portato ad Adelaide, dove altri miei parenti ci attendevano per iniziare a lavorare in vigna, il “farm work”, che ci avrebbe permesso dopo 88 giorni lavorativi di accaparrarci il secondo anno di Working Holiday Visa così ci saremmo messi subito il cuore in pace.


Al terzo giorno si è rotto lo “start motor”; il van non andava in moto se non a spinta e quindi dovevamo sempre parcheggiare o in salita o in discesa per facilitarci la partenza perché non avevamo né tempo né soldi per fermarci, ripararlo e trovare un posto dove dormire nel frattempo. Ma siamo andati avanti.

Ci siamo trovati davanti a ripetute lunghe spiagge bianchissime con un mare di colori mozzafiato in cui non c’era anima viva. Il più delle volte per rispettare i tempi di viaggio, lasciavamo il van con il motore acceso e ci buttavamo nelle acque fredde dell’oceano e di corsa ritornavamo sul van e ripartivamo.



Abbiamo percorso strade dritte che sembravano non avere una fine, in un caldo torrido dove l’asfalto in lontananza sembrava acqua che spariva man mano che ci avvicinavamo.

Abbiamo attraversato zone desertiche con i tipici cespugli rotolanti dei film western, poi neanche l’ombra di una vita per quasi 800 chilometri fino ad arrivare in città/stazioni di benzina dove entrando per rifocillarci sembrava di essere in una tipica scena da film dell’orrore, con alle pareti bestie impagliate di tutti i generi e gente strana che ti guardava in un modo altrettanto strano.

Poi foreste interminabili che improvvisamente cambiavano vegetazione, rocce immense nel bel mezzo di esse e ancora scogliere, profumi, albe e tramonti.

La libertà di addormentarsi in mezzo al nulla e guardare verso l’alto e accorgersi che la via lattea si può vedere ad occhio nudo ed è indescrivibile, solo ripensarci mi emoziona ancora.

Terminato il nostro periodo lavorativo di tre mesi abbiamo poi deciso di continuare il nostro road trip anche se il tempo non era dei migliori e faceva freddo. Nel frattempo ci eravamo attrezzati, sistemando il van, cambiando le ruote e gli ammortizzatori ed io facendo delle tendine parasole fatte a mano, di cui vado ancora molto fiera.

Siamo ripartiti da Adelaide e sempre costeggiando tutta la costa, passando da Melbourne, Sidney per poi attraversare tutta la Gold Coast e arrivare a Cairns, per l’esattezza un paesino dell’entroterra nella pianura tropicale di Mareeba, città famosa per avere sole 360 giorni l’anno. Lì, ci aspettavano degli amici che abitavano in un Caravan Park, dove ci avevano assicurato che avremmo trovato lavoro in Farm.


Anche qui il road trip è stato il vero apice. Le temperature erano molto più basse e non era sempre facile trovare luoghi consoni e sicuri per dormire ma tutto il resto era estremamente appagante e ne valeva certamente la pena.

Svegliarsi per vedere l’alba su una scogliera deserta in mezzo ad un parco naturale o svegliarsi su un posto che la sera non avevi nemmeno visto perché era troppo buio e ritrovarti per caso in un point view da dove inaspettatamente ti ritrovi ad ammirare la migrazione invernale delle balene con i loro piccoli e restare così incantato per ore e ringraziare di essere vivo.

Ritrovarsi ad attraversare una foresta di mimose immensa, per ore ed ore, (ricordo che per tutto il tempo sono stata a bocca aperta, non sapevo esistessero alberi di mimose così grandi) e inebriarti con il suo profumo.

Poi i Dodici apostoli, gli squali, i serfisti, ancora canguri , i wombat, i koala e tutti gli altri strani animali che avremmo incontrato poi.

Siamo rimasti sei mesi a Mareeba, in cui abbiamo fatto di un caravan in pessimo stato la migliore casetta di tutto il Caravan Park, che affacciava sul fiume con uno splendido orto e una gigante cucina all’aperto e tanti divani dove ospitare le meravigliose persone incontrate lungo questa esperienza. Abbiamo alternato lavori in farm con i frutti più disparati: lime, litchi, mango, papaya…fino al mio primo impiego come cuoca in una cucina australiana (ma di origini Calabresi).


Al termine di questi mesi abbiamo maturato l’idea di spostarci per trovare lavoro in una realtà diversa, così abbiamo pensato di trasferirci a Melbourne. Giusto il tempo di organizzarsi, prendere il volo e a malincuore vendere il nostro amato van e ci siamo trovati catapultati in tutta un'altra realtà.

Io ho trovato subito lavoro per un mese per sostituire un ragazzo italiano in un ristorante in centro. Proprio quello che mi ci voleva per capire come funzionava la vita di città e l’ho dovuto fare velocemente dato che impiegavo un’ora e il cambio di tre mezzi solo per andare a lavoro. Dopo i primi mesi in alloggi di fortuna decidiamo di trovarci un appartamentino economico nella parte che preferiamo di più, quella sul mare. Così ci trasferiamo a St. Kilda, a 20 minuti con i mezzi dal centro, fornita di tutto, con locali serali e il mare che si intravede dalla finestra. Trovo un nuovo lavoro per sei mesi in un posto chic e stimolante poco lontano da casa e tutto sembra andare per il meglio.

Ma ben presto, per me, il ritorno alla normale routine casa/lavoro comincia a pesarmi e ritorna quel senso di insoddisfazione che di lì a poco mi fa sprofondare e comincio sempre di più ad accusare la mancanza di casa e della mia famiglia, fino a che non decido di tornare in Italia.

Neanche il tempo delle vacanze di Natale che subito comincio a lavorare nel ristorante Thaylandese di amici (che qualche anno prima avevo aiutato ad avviare), così non ho nemmeno il tempo di pensare a niente ma resisto poco più di un anno.

Nel frattempo la conoscenza di un ragazzo speciale mi sorprende e per questo mi trattengo più del dovuto. Comincio poi con il passare dei mesi a risentire quel peso che mi opprime ma forse questa volta è la volta buona.

Adesso è il mio momento!


#australia #angiehungrywanderlust #workingholidayvisa #vanlife

77 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti