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  • angie19909

Un'agricoltura a misura di bambino


Oggi sono felice e orgogliosa di parlarvi di un progetto davvero speciale, secondo me meraviglioso, valido ed innovativo; quello dell’azienda agricola Podere Campàz.


Questa azienda che, si trova, nella mia città, sulle colline tra Forlì e Faenza, ai piedi del castello di Monte Poggiolo e la torre di Oriolo dei Fichi, ha come principi la passione per la natura, la biodiversità, l'amore per gli animali e l'ecologia.


Il proprietario è Nicolò Vanigli, agricoltore e amico. Un giovane, nato nel 1988, cresciuto con la sua famiglia nel casolare adiacente l'azienda, che dopo aver conseguito diversi attestati inerenti il mondo agricolo, decide di prendere la completa gestione dei terreni dell'azienda nel 2010. La sua spiccata sensibilità verso la natura e l'ambiente lo porta dapprima ad intraprendere la conversione dell'azienda al biologico, per poi passare a metodi ancora più evoluti, “oltre il bio”, con spunti di agricoltura biodinamica, rigenerativa, agroecologia e permacoltura.

Tutti i prodotti del Campàz sono coltivati e realizzati con passione ed il massimo rispetto per l'ambiente, il suolo e la biodiversità, con l’intento di promuovere un'agricoltura sempre più sostenibile, etica e pulita.

Nicolò, nei suoi 11 ettari coltiva e produce nel massimo rispetto del territorio: varietà di vigneto come il Sangiovese DOC superiore, il Trebbiano DOC, Albana e Pignoletto, un frutteto con diverse varietà di albicocchi (dalle precoci alle tardive) ed un frutteto più piccolo con ciliegi, peschi, susini e alberi da frutto dimenticati tipici del territorio, ma anche ortaggi, erbe aromatiche officinali e selvatiche, miele, cereali, legumi, mais e piccoli allevamenti.

Gli orti e la serra vengono interamente gestiti nel massimo rispetto dell'ambiente al naturale, principalmente grazie al mantenimento della vitalità del sottosuolo.





Ora, dopo la nascita della figlia Anna e con il supporto della moglie Luana, insieme, guardano al futuro con un occhio diverso, speranzoso e cercano di lavorare per produrre un prodotto a “misura” di bambino; buono e genuino.


Proprio perché adoro questo progetto e credo fortemente nell’etica di questa azienda, ho voluto intervistare il proprietario per saperne di più e ho deciso di pubblicare l’intervista per condividere con voi informazioni davvero interessanti!


Nicolò, raccontaci un po' della tua azienda.


Di base l’autosufficienza alimentare è l’obbiettivo iniziale: ovvero produrre quello che si mangia. Così facendo, ho imparato anche le tecniche. I buoni risultati vengono poi, ripetuti per proporli ai clienti e cercar di dar loro un prodotto ideale, ovvero come lo vorresti tu.


Quindi tu non proponi sempre gli stessi alimenti ma ti basi a seconda della stagione e dell’annata?


Esatto. La mia azienda è impostata per avere una vastissima gamma di prodotti ma in realtà noi, non facendo trattamenti, vendiamo quello che le stagioni ci regalano. Alcune culture vanno benissimo, altre un po' meno, altre ancora vanno perse, lasciando spazio a nuove idee ed esperimenti.

L’importante è accettare questo compromesso: quello che mangio è quello che la natura quest’anno mi ha voluto dare. Quello che propongo ai miei clienti è quello che la stagionalità vuole che si mangi…il resto lo si mangerà un altro anno, oppure si passerà al prossimo step. Ho avuto piccoli frutti, zafferano e tanti altri esperimenti che con il tempo si sono interrotti, magari per mancanza di tempo o perché non rendevano abbastanza e ho dovuto lasciare andare. Ci sono stati anni in cui ho lavorato molto con i ristoranti della zona e tentavo di fare cose molto particolari, che mi distinguessero, poi ho cercato di dedicarmi più al cliente singolo, soprattutto famiglie con bambini.

Da quando Anna, mia figlia, è entrata nelle nostre vite, io e Luana, mia moglie, abbiamo deciso di focalizzare i nostri sforzi in una direzione precisa. Ora siamo decisi a creare prodotti adatti ai i bambini, prodotti a loro “misura” e che fanno bene. Purtroppo oggi ci nutriamo di sostanze nutritive sempre accompagnate da dosi di compromesso. Ottenere tanto, perché siamo tanti, che equivale a sfruttare. Usare e sfruttare sono due termini molto diverso fra loro. E sfruttare il terreno a lungo termine significa privarsi delle sostanze nutritive. Inoltre le piante degli impianti intensivi attirano dei parassiti che bisognerà poi trattare ottenendo un prodotto che non è ricco di nutrienti come dovrebbe. Io non ragiono sulla quantità ma sulla qualità. L’unica quantità che mi interessa è quella delle sostanze nutritive presenti nel mio prodotto. Quindi, io lavoro molto sul suolo, perché il suolo è ciò che mi nutre le piante e se le piante sono ben nutrite, anche io sarò ben nutrito! Nelle piante non ci deve andare nulla che vada a squilibrare questa loro potenzialità, ecco perché dico che sarà la stagione a decidere se quella pianta sarà produttiva o meno, senza che io ci metta mano o sostanze. In questo modo otterremo cibi ricchissimi. Possiamo fare l’esempio del pomodoro. Io ne coltivo una sessantina di tipologie diverse, perché ogni singola varietà andrà a pescare dal terreno, dal clima e dall’ambiente proprietà diverse (vitamine, licopene, ecc). In questo modo si otterrà una biodiversità ricca di diversi nutrienti. Stesso terreno, stessa tipologia di verdura ma diverse proprietà. Ecco perché abbiamo 5 tipi di cetrioli, piuttosto che 10 tipi di zucchine e tre tipi di fagiolini.


Domanda da ignorante. Perché nello stesso filare, qui nella tua serra, vedo tanti prodotti tutti insieme?


Come in natura avviene, gli ambienti son sempre misti. Inoltre la natura agisce su livelli, quindi abbiamo piante che occupano molto il sottosuolo, piante che occupano lo strato emergente e piante che occupano il primo metro e gli alti fusti.

Se noi sfruttassimo, come ad esempio avviene nei frutteti, solo l’alto fusto, sprecheremo un sacco di suolo utile e fertile per altre colture, che in natura ci sarebbero e noi facciamo di tutto per estirparle, che sono quelle che chiamiamo infestanti. La natura tende all’equilibrio. La terra nuda è la cosa che soffre più di tutto, è contro natura, è il deserto appunto, la fine di un ciclo che muore. Il contadino, da anni ormai è abituato a lavorare la terra, ararla. Così facendo però si erode lo strato superficiale, che sarebbe anche quello fertile, causando gravi danni, tra cui l’uccisione di microrganismi, fughi del sottosuolo e interrompendo le connessioni fra le radici. Se io ho due alberi mediamente distanti e nel mezzo ho un inerbimento biodiverso, tutte le radici intercettano l’acqua che da sotto evapora lasciando i nutrienti. Se invece interrompo queste connessioni, estirpando le “infestanti”, lasciando il vuoto, quando l’acqua evaporerà rilascerà dei Sali, che una volta erano nutrienti ma che ora non sono più accessibili alle piante e nel lungo periodo si trasformeranno in sabbia, poi in deserto, o meglio la fine del ciclo vitale. Oggi la risorsa più importante dopo l’acqua potabile è la terra fertile e la stiamo perdendo per via dei nostri metodi. Per evitare tutto questo, dobbiamo mantenere una consociazione tra le piante che non si diano troppo fastidio. Dove si può, come nel caso della mia serra, io cerco di mettere, ad esempio, cipolle o rape o carote che lavorano lo strato sotterraneo, insalate, bietole o fiori nello strato superiore e i pomodori o cetrioli che salgono in altezza. Nel tempo che la melanzana cresce, io ho già raccolto l’insalata, la cipolla e ho anche sfruttato l’ombra delle stesse quando ne ho avuto bisogno, tenendo tutto il terreno impegnato e coperto.



Ma ha un nome tutto questo metodo che utilizzi?


Sono tutti principi dall’agricoltura rigenerativa, alla permacultura, all’aridocultura (senza acqua), fino all’agricoltura simbiotica e all’impollinazione aperta. Io ho provato a fonderli insieme per creare un mio metodo. Da quello che ho studiato ho cercato di prendere il più possibile ed applicarlo.

Ad ogni modo governa sempre la domanda! Quindi in base alla richiesta che ho e il territorio in cui sono, ho dovuto decidere come applicare ciò che avevo studiato. Il fatto che non sto ottenendo da questa serra la stessa resa dei primi anni non è a caso! Ho capito che ottenere grandi quantità, per poi avere un esubero a discapito di una coltura in meno, non si prestava al mio intento e non sarebbe stato nemmeno eticamente giusto a mio parere. Preferisco avere uno spettro più ampio e quindi più diversità e scelta per i miei clienti anche se una minor quantità. Questa società ci impone di avere delle rese alte dalla terra perché purtroppo c’è poca terra in confronto alle bocche da sfamare. Le persone che, come me, fanno colture scarse a livello di quantitativo e peso, vengono considerate sbagliate ma io ragiono sulle proprietà organolettiche. Perché se ho la quantità ma un prodotto pieno di acqua e per produrlo sono andato ad intaccare e sfruttare l’ambiente compiendo gesti non etici, senza preoccuparmi delle emissioni, otteniamo solo un ciclo nato sbagliato e che fa male a noi, ai nostri figli e al pianeta. È come fare una cosa sapendo che ti andrai a schiantare contro un muro. Quindi oggi la piccola agricoltura deve dimostrare che si possono ottenere buoni risultati anche senza sfruttamento.

È vero che solo la melanzana a parità di metri quadri produce 1/3 rispetto al convenzionale, però, se sullo stesso terreno, oltre alla melanzana, ho raccolto le erbe spontanee di quel territorio e una pianta da sottosuolo che avevo piantato, sono riuscito a raccogliere più culture che a livello di reddito e resa siamo alla pari. Anzi, maggiore è il livello nutritivo che otteniamo e quindi migliore la qualità del prodotto a fronte di uno scarso, che sicuramente ha avuto dei trattamenti chimici e che sta sfruttando un terreno che probabilmente fra qualche anno non sarà più utilizzabile, perché vicino alla fine del suo ciclo vitale.

Ovviamente gli studi scientifici che regolamentano il tutto, sono aimè, sempre finanziati da chi ha un ritorno economico e non c’è nessuno che ragiona in base al benessere del singolo. Ecco perché siamo un po' lasciati abbandonati a noi stessi, mentre in altri paesi, come Francia e Australia sono i precursori della piccola agricoltura o micro-farm. Abituati a rifornirsi dalla piccola azienda vicino a casa che ti dà tutto, dalla carne, alle verdure, la frutta, i trasformati e i formaggi fatti con la stessa cura con cui li faresti tu. Con piccoli appezzamenti e giuste rese.


Ci tengo a dire una cosa importante. Io ho iniziato questa avventura con il pieno appoggio dei miei genitori, perché tutto questo che vi sto raccontando ha un grosso dispiego economico. Non seguendo il normale ordine delle cose e della produzione è sicuramente minore alche il mio introito a parità di tempo. I risultati si iniziano a vedere, forse, in 5 anni. Quindi se non c’è qualcuno alla spalle che ti sostiene non è fattibile. Per quanto l’unione Europea stanzi dei fondi sono più quelli che ti richiedono indietro le istituzioni e la burocrazia. Non ci sono, quindi, incentivi, se non quelli che la comunità ti può dare o come nel mio caso, la mia famiglia, che adoro e ringrazio per aver sempre creduto in me. Sostanzialmente quello che io sto facendo lo faccio per la collettività, per l’ambiente e per il futuro di mia figlia e con questo non si mangia! Ecco perché negli altri paesi, soprattutto in Australia esistono le CSA: comunità al supporto dell’agricoltura. Le microfarm danno un servizio di abbonamento a cui i clienti si abbonano per ottenere un servizio di cassette settimanali per tutto l’anno. Si tratta di un vero e proprio supporto da parte delle persone che credono nel tuo lavoro e quindi sono disposti a darti una mano per assicurarsi che tu possa continuare a produrre per loro prodotti di qualità. È un rapporto di fiducia reciproca. Così l’agricoltore può avere i fondi per studiare, migliorarsi, acquistare i mezzi e dare un servizio sempre migliore.

Tornando a noi, io lavoro senza trattamenti, senza irrigazioni, senza lavorare la terra, senza diradare e senza prodotti chimici di alcun genere e con il minimo indispensabile e potando ogni due o tre anni. Prendo ciò che viene!

Quindi avremo un prodotto magari bruttarello, piccolino ma ricco di sapore e di nutrienti e alla misura di bimbo! Nei frutteti ho lavorato con inoculi di microrganismi con la tecnica dell’agricoltura simbiotica. Qualcosa di molto interessante e tutto da scoprire. Ad oggi si è scoperto, attraverso degli studi indoor, che le piante tra di loro comunicano attraverso impulsi elettromagnetici e si aiutano in presenza di uno stress.


Parliamo un po' della Permacoltura. Cos’è?


Nasce in Australia, negli anni 70, dagli studi di Bill Mollison e David Holmgren. Si tratta di un insieme di pratiche mirate alla progettazione e gestione paesaggi antropizzati (ovvero, paesaggi dove l’uomo è intervenuto con trasformazioni che spesso hanno un impatto negativo, danneggiando in maniera irreversibile il naturale equilibrio degli ecosistemi) che soddisfino i bisogni della popolazione quali cibo, fibre ed energia e al contempo presentino la resilienza, ricchezza e stabilità di ecosistemi naturali. Questo è un argomento che ritengo molto interessante e del quale vorrei tornare a parlare in maniera più approfondita in uno dei miei prossimi contenuti.


Dimmi un pò come la pensi tu dell’agricoltura globale


Sono arrabbiato perché ci hanno fatto credere cose sbagliate. Siamo arrivati al punto che abbiamo trattori con 300 cavalli che smuovono la terra fino al cuore del pianeta quando la scienza ci dice che la terra non va mossa. Ogni volta che andiamo a rivoltare gli strati rompiamo un equilibrio perfetto in maniera definitiva sterilizzando l’ambiente e distruggi solo per un discorso di morbidezza! Non possiamo dimenticarci che la terra è il nostro polmone verde ed immagazzina c02 per rilasciarci l’ossigeno e quindi la vita! Per cambiare non basta piantare alberi come sta andando molto di moda adesso. Bisognerebbe portare sostanze organiche alla terra e ricoprire le parti nude. Smettere di lavorare la terra in maniera intensiva quando si può fare anche con molto meno e ne gioverebbero tutti. Negli anni 80’ uscì il disciplinare sul biologico e fù il cambiamento, perché dava un alternativa quando tutti usavano il DDT e abbiamo incominciato ad intossicare noi stessi e le nostre terre. Ad oggi, dopo 30 anni, sappiamo che il biologico non è più la risposta ma dovrebbe essere la base di partenza. Ma aimè siamo ancora lontani! Ognuno nel suo piccolo dovrebbe imitare quello che è il ciclo della natura. Un tempo la pianura padana era ricca di boschi in cui i Romani si perdevano. Ora vediamo solo campi coltivati in maniera intensiva e ci chiediamo come mai siamo una delle regioni più inquinate del mondo.


Parliamo dei tuoi prodotti


Abbiamo frutta e verdura di stagione, patate di moltissime qualità e colori. Stessa cosa per zucchini, pomodori, melanzane, fagiolini, mais, ceci, fagioli, erbe, piante aromatiche, lavanda. Poi Facciamo i trasformati. Dall’uva, alla farina di mais, passate, tisane, olio, marmellate, miele, sali aromatici, succhi di frutta. Ci stiamo avvicinando anche alla produzione di sapone al miele, il burro cacao alla cera d’api e tante altre novità per il futuro.



Quali sono i progetti per il futuro?


Tra i progetti futuri c’è quello di creare una piccola filiera che possa dare la possibilità ai miei clienti, soprattutto famiglie con bambini, grazie a colleghi e collaboratori con i quali in questi anni ho trovato un feeling, di acquistare tutto ciò di cui hanno bisogno in un solo luogo. Una specie di mercatino in sinergia con altre aziende del territorio, con prodotti diversificati: carne, pane, formaggi, frutta e verdura. Un luogo dove trovare tutto. Un luogo etico e rispettoso che possa nutrire le famiglie e i bambini con prodotti dall’alto valore nutrizionale, fatti con cuore, ricerca, passione, tempo e fatica. Ma non solo, vorremmo, anche, creare giornate didattiche, per fare formazione sul tema dell’alimentazione, dell’agroecologia, permacultura e sull’agricoltura biologica vera.

Vorrei poter dare ai miei clienti la possibilità di avere uno spettro molto ampio di prodotti sulla base di una selezione mia personale, grazie alle conoscenze degli ultimi anni, e cercare di essere la risposta alla domanda che c’è, di un prodotto davvero sano e che rispetta l’ambiente durante tutta la sua fase produttiva.

Mi piacerebbe sviluppare qualcosa legata all’alimentazione dei bambini per formare la nostra generazione ed i genitori delle problematiche legate ad essa. Inoltre, sviluppare la recettività, realizzando il Bed&Breakfast e con la possibilità di fare woofing. World-Wide Opportunities on Organic Farms (WWOOF) è un'organizzazione che mette in contatto le fattorie biologiche con chi voglia, viaggiando, fare esperienza di vita rurale in cambio di vitto e alloggio. Questo permette un scambio orizzontale con momenti di convivialità, apprendimento di tecniche agricole, una diversa lingue e cultura gastronomica. Un enorme esperienza di crescita per tutti.


Nicolò, Luana, Anna e Muschio, vi aspettano per un'esperienza tra colori, sapori e salute a 360°!



http://Www.poderecampaz.com/



PH by Fabio Palella @fpale77


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